Black hat SEO: conviene ingannare Google ?

Black hat SEO

Tabella dei Contenuti

É insito nella natura dell’uomo cercare una scorciatoia per semplificare o abbreviare il raggiungimento di un obiettivo, anche se questo a volte significa imbrogliare. Le pratiche di ottimizzazione definite di “SEO black hat” rientrano in questa categoria di comportamenti, per cui si tenta di convincere il motore di ricerca che un determinato sito o pagina siano di qualità; il tutto sfruttando alcuni escamotage poco graditi dalla piattaforma.

Con questa definizione si indicano una serie di tecniche manipolative che sfruttano il funzionamento degli algoritmi per influenzare il ranking di un sito, infrangendo velatamente o apertamente le linee guida di Google.

Cos’è e quali sono i rischi della black hat SEO ?

Il termine black hat SEO deriva dall’immaginario cinematografico americano degli anni 20’ in cui, essendo i film in bianco e nero, si utilizzava il cappello bianco per identificare i personaggi positivi, e il cappello nero per identificare quelli cattivi.

La black SEO dunque, individua quelle tecniche vietate da Google, utilizzate per posizionare siti nelle SERP del motore di ricerca; il loro utilizzo espone il sito a delle penalizzazioni e può portare alla totale rimozione di un sito dall’indice di Google. Ciò può avvenire sia tramite rilevazione dell’algoritmo, che tramite segnalazione manuale da parte dei quality raters di Google.

Tecniche illecite di black hat SEO

La link building e la qualità dei contenuti sono due dei fattori più importanti che contribuiscono all’ottimizzazione di un sito o di una pagina. Dunque, la maggior parte delle tecniche di black SEO si rivolgono proprio a questi aspetti per aumentare in poco tempo il proprio ranking.

SEO black hat dei link

Vediamo in che modo alcuni spammer, utilizzano tecniche di black hat seo tramite manipolazione dei link.

Acquisto di link

L’algoritmo di Google identifica i link provenienti da altri siti (quando sono pertinenti e di alta qualità), e indirizzati al proprio, come un segnale di qualità e di autorevolezza. Com’è facilmente intuibile, nel momento in cui andiamo a spendere dei soldi per essere linkati da altre pagine, stiamo ingannando i bot riguardo all’affidabilità del nostro sito, in quanto il collegamento non è spontaneo. Per ovviare a questa problematica, vista l’ampia diffusione dei link a pagamento, è necessario segnalare la loro natura apponendo a tali link l’attributo rel = ”sponsored” oppure il tag rel = “nofollow”.

Link nel footer

La presenza di link nei footer, soprattutto se inseriti con anchor text fortemente commerciali, non sono ben visti da Google. Questo perché il footer è visibile al termine di ogni pagina di un sito, e ciò potrebbe essere utilizzato per manipolare i risultati.

Link nascosti

Questa tecnica, meno recente di altre, consiste nel nascondere un link nel testo o nell’occultarlo inserendolo con lo stesso colore dello sfondo. Tale comportamento è individuabile dai bot ed è motivo di penalizzazione, perciò si consiglia di non nascondere testo dietro immagini, fuori dallo schermo o inserirlo con carattere 0.

Spam nei commenti

Altra tecnica molto usata in passato, consiste nel inserire un link al proprio sito nella sezione dei commenti di altri domini. Questi link al giorno d’oggi vengono etichettati come UGC (user generated content) e influiscono molto meno sul trasferimento di link juice, in modo da limitarne l’abuso.

Anchor text non bilanciate

Secondo l’algoritmo, le ancore che rimandano al tuo sito dovrebbero essere varie, uniche e adatte al contesto in cui si trovano; questo perché la presenza di molte ancore tutte uguali viene percepita come una forma di spam poco naturale. Per risultare naturale, una link building, interna o esterna che sia, deve prevedere un mix equilibrato di:

  • naked URL
  • branded anchor text
  • anchor text a frase
  • exact match anchor
  • partial match anchor
  • no match anchor

Uso di private blog network (PBN)

I PBN sono delle reti di siti che si linkano tra di loro; non sono negative di per sé quando nascono spontaneamente (come accadeva tra diverse fanpage di personaggi famosi o film), ma possono diventarlo nel momento in cui vengono percepite come un tentativo di manipolazione dell’algoritmo. Infatti, Google punisce severamente gli schemi di link volti a gonfiare in modo falsato i risultati di un sito.

Seo black hat dei contenuti

Non solo link. Tutti coloro che cercano di manipolare il motore di ricerca (vi ricordiamo, con grande rischio di penalizzazione), possono farlo anche attraverso una gestione scorretta dei contenuti. Ad esempio tramite:

  • keyword stuffing
  • contenuto nascosto
  • contenuto plagiato o duplicato
  • abuso dati strutturati
  • cloaking
  • pagine doorway/gateway

Keyword stuffing

Questa tecnica consiste nel riempire un file di testo con la keyword per cui ci si vuole posizionare, a discapito della qualità del testo scritto. Se da una parte è importante strutturare un articolo in modo che l’algoritmo capisca di quale argomento tratta, esagerare in tal senso viene percepito come un tentativo di manipolazione, e quindi punito.

A titolo esemplificativo, in questo articolo viene sicuramente sottolineato il tema principale, ma la keyword viene inserita in modo parsimonioso e sensato in base al contesto, evitando quelle parole, che pur facendo parte dell’intento di ricerca, contribuirebbero a generare un articolo di bassa qualità (blackhat seo, seo black, blackhatseo, no hat seo, etc.).

Questo comportamento è sconsigliabile anche quando viene praticato nel testo alternativo delle immagini.

Contenuto nascosto

Così come per i link, la presenza di contenuto nascosto con il fine di inserire un numero aumentato di keyword, è severamente punito da Google. L’algoritmo, che viene costantemente aggiornato e migliorato, è sempre più capace di distinguere un testo inserito in un paragrafo e uno nascosto.

Contenuti plagiati o duplicati

L’intento di Google è quello di fornire contenuti utili agli utenti. Di conseguenza è quasi inutile dire che qualsiasi contenuto che non apporta qualche novità nel panorama dei contenuti, o addirittura ne copia spudoratamente di già esistenti, non è ben visto dalla piattaforma.

Anche il fenomeno del “article spinning”, che consiste nella riscrittura di contenuti e articoli, sostituendo i termini con dei sinonimi e mantenendo la struttura di base, è ormai rintracciabile e penalizzabile dai bot.

Abuso di dati strutturati e rich snippet

L’utilizzo dei dati strutturati e dei rich snippet generalmente è un aspetto positivo per un sito, perché permette di organizzare i contenuti della pagina e rendere le informazioni più facili da comprendere per Google. Se però, si utilizzano questi strumenti per comunicare informazioni errate, l’algoritmo li etichetta come tentativi di manipolazione.

Cloaking

Il cloaking è una tecnica di black hat SEO che deriva dal termine “cloak” (mantello). Infatti, l’obiettivo del cloaking è quello di mascherare una determinata pagina, affinché all’utente arrivino determinate informazioni, e ne arrivino altre a Google, nascoste nel codice HTML.

Pagine doorway/gateway

Queste pagine sfruttano un meccanismo per cui ci si posiziona per alcune parole chiave, spesso più semplici rispetto a quelle realmente in target, ma che poi rimandano tramite link ad altre pagine poco pertinenti che si vuole realmente posizionare.

Ecco una piccola infografica dagli esperti seo di PRODICE, per riassumere le principali attività di SEO black hat:

seo black hat infografica

Ricevere attacchi di SEO negativa

Questa tipologia di SEO negativa può essere anche utilizzata per danneggiare competitor. Per questo motivo, Google ha messo a disposizione strumenti come il “disavow links”; ciò permette di disconoscere link di bassa qualità che minano la credibilità e l’autorevolezza del proprio sito.

Dal nostro canto, quello che consigliamo è di avere sempre una panoramica completa del proprio sito, in modo da avere sotto controllo possibili attacchi esterni.

In conclusione, ne vale la pena ?

Come visto fino ad ora, le tecniche di black SEO si propongono come delle scorciatoie per migliorare in fretta il posizionamento del proprio sito. Tuttavia, questi metodi poco etici non possono portare grandi risultati nel lungo periodo, e rischiano anzi di produrre l’effetto opposto. Infatti, anche grazie ad aggiornamenti continui e ad algoritmi sempre più intelligenti, quando i bot rilevano queste tecniche penalizzano gravemente il sito; ciò può anche risultare nella rimozione del sito dall’indicizzazione del motore di ricerca.

Al posto di sfruttare questi sotterfugi, può risultare molto più utile rivolgersi ad una web agency competente e dai saldi valori morali. E guarda caso, noi potremmo fare per te. Perciò, se sei interessato a migliorare il posizionamento del tuo sito, non esitare a contattarci !

Seo specialist e co-fondatore di Prodice SRL, Web Agency a Milano. Laureato in Giurisprudenza alla Statale di Milano, si occupa di web marketing dal 2013.

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